VARMA NISHU

Title:LA FORTUNA E L'INGEGNO
Subject:FICTION Scarica il testo


Nishu Varma

LA FORTUNA E L'INGEGNO

*****************************
Da I BASTONI DELLO YETI E ALTRE FAVOLE DI NEPAL
EMI 1996

*****************************

Una volta, in cielo, regnava una grande confusione per un diverbio tra la fortuna e l'ingegno, ognuno dei quali pensava di essere il più importante per le persone della terra. Gli altri esseri celesti, cioè i pianeti, le stelle, le galassie e... gli angeli, si erano divisi in due gruppi. Uno tifava per la fortuna, l'altro per l'ingegno.
Fu suggerito ai due litiganti di confrontarsi a braccio di ferro, per risolvere la disputa. Si sperava così di giungere tutti ad un accordo...macché! L'eco delle grida di dai! , forza! che riempiva l'atmosfera sembrava ai terrestri una bufera terribile.
Il braccio di ferro durò così a lungo che i tifosi si stancarono; ma nessuno voleva cedere. Allora intervenne l'opportunità, che non ne poteva più: «Invece di misurare le vostre forze, perché non mettere alla prova le vostre capacità?». I due risposero insieme; «Sarebbe certo la cosa migliore, ma come dovremmo fare?».
L'opportunità riflette sul problema e presto ebbe un lampo di genio. Disse loro; «Andate sulla terra e mettetevi a disposizione del primo uomo bisognoso che trovate. La conclusione della vostra lite dipenderà dalla sorte di quest'uomo». Alla fortuna il suggerimento piacque, ma l'ingegno fece un'obiezione: «Non mi fido di lei. Siccome è cieca, potrebbe scegliere la persona sbagliata...». Allora anche la fortuna inventò una cosa per dire che non poteva fidarsi del suo avversario. Così riprese il battibecco e stavano per rimettersi a lottare quando l'opportunità si decise: «Va bene! Vengo io con voi e vi troverò io il poveraccio di cui avete bisogno». Mentre i tre scendevano verso la terra, la lite cessò e il cielo tornò sereno.
Quando furono vicini al suolo, videro una misera capanna sulla riva di un fiume. Un pescatore, seduto all'ingresso, stava aggiustando la sua rete, che aveva buchi enormi. L'opportunità lo indicò ai concorrenti e sussurrò: «Quest'uomo ha bisogno di voi».
L'ingegno apparì per primo davanti al pescatore. Gli offrì cinquecento monete d'argento e gli disse. «Ti regalo un piccolo capitale per iniziare un'attività. Mi raccomando però di usare la testa nello spenderlo. Tornerò a trovarti fra un mese».
L'uomo era rimasto così stupito che non riuscì ad aprire bocca. Quando quello scomparve, pensò: Sarà stata un'apparizione! . Ma il denaro? Quello era vero e ce lo aveva proprio in mano. Sono troppo emozionato pensò fra sé. Devo nascondere il denaro finché non riuscirò a concentrarmi sul da farsi. Ci penserò su con molta calma . E così nascose la borsetta dei soldi in una vecchia giara dietro la casa e, presa la rete, andò al fiume.
Caso volle che proprio quel giorno la moglie portasse la giara al vasaio, per scambiarla con una nuova. Così le monete cambiarono di proprietario! Immaginate lo sconcerto del pescatore quando scoprì che le sue monete erano scomparse!
Il mese passò in fretta e la fortuna, l'ingegno e l'opportunità si ritrovarono sulla riva del fiume. C'era la solita capanna, con il solito pescatore che aggiustava la rete sbrindellata prima di andare a pescare. Non era cambiato niente. Allora l'ingegno chiese al pescatore: «Che fine ha fatto il denaro che ti ho dato? L'hai speso tutto?». Il pescatore gli raccontò la disgrazia che gli era capitata. Allora l'ingegno gli regalò altre 500 monete, avvisandolo: «Usa la testa e tieni gli occhi aperti. Verrò a trovarti fra un mese e voglio trovarti in condizioni migliori!».
Questa volta l'uomo si mise in moto subito. Nascondendo per bene i soldi nelle pieghe del vestito, andò alla fiera annuale, che si svolgeva a non più di due miglia di distanza dalla sua casa. Approfittando di questa coincidenza, comprò una rete nuova, gli ami e tutto ciò che era utile nel suo mestiere. Quando fu pronto per ripartire, acquistò anche un bel pezzo di carne per la cena. Avvolse gli acquisti e il capitale rimasto in un largo mantello, ne fece un bel pacco e, messolo sulle spalle, tornò verso casa. Era molto contento di come erano andate le cose e strada facendo pensava a come investire al meglio il denaro che gli era rimasto.
A metà strada, si fermò ad una tavernetta per ristorarsi. Si sedette, mise il pacco al suo fianco e cominciò a parlare con la gente del posto. Non si accorse che sull'albero del giardino si era posata un'aquila che, fiutato l'odore della carne, puntava l'occhio sul fagotto per portarlo via. Appena il pescatore si girò un attimo, l'aquila piombò sul pacco e volò via con tutto: carne, attrezzi e soldi.
Poveruomo! Non potè far altro che lamentarsi, perché un'altra volta la fortuna gli aveva girato le spalle.
Passò un altro mese e i tre tornarono di nuovo dal cielo a fargli visita. Il pescatore raccontò loro quanto gli era accaduto. L'ingegno sospettò che ci fosse lo zampino della fortuna. «Sei stata tu, non è vero?» gli disse. «Non è leale quello che hai fatto». Rispose la fortuna: «Io che c'entro? Tu hai provato due volte e non è successo niente. Si vede che un uomo può fare a meno di te. Ora tocca a me! Vedrai, quest'uomo non dovrà fare proprio niente. Un mio sorriso e tutto si aggiusterà!». Dicendo così andò incontro alla moglie del pescatore per darle due monete false. «Prova ad usarle in qualche modo. Vengo a trovarti fra un mese per vedere cosa sei riuscita a fare!». Finito il discorso, i tre sparirono nel nulla.
La vita per la famiglia del pescatore continuò normalmente. La moglie teneva nascoste le sue due monete false, anche per non mescolarle con quelle vere. Arrivò però il giorno che il pescatore non riuscì più ad aggiustare la sua rete. Aveva bisogno di una nuova corda per chiudere i buchi. Chiese alla moglie un po' di soldi, ma non ce n'erano proprio! Allora l'uomo disse: «Dammi una delle due monete false. Cercherò di pagare con quella». La donna non era d'accordo, ma alla fine cedette.
Così l'uomo andò al bazar a comprare la corda, ma vi fu quasi una rissa quando tentò di pagare con la moneta falsa. Il negoziante uscì dalla bottega con l'intenzione di picchiarlo e il povero uomo disse a sua difesa: «Non ho altri soldi». «Allora non fare acquisti, se non sai come pagarli. Restituiscimi la corda che ti ho dato!». Il pescatore supplicò il negoziante, dicendo: «Sono povero e ho famiglia. Non puoi riprendermi la corda, perché ho la rete rotta e non so come fare per pescare».
Il negoziante si impietosì e gli lasciò la corda, alla condizione che il pescatore avrebbe diviso con lui la pesca. Quest'ultimo accettò e, ringraziandolo, andò al fiume.
Alla fine della giornata tornò con un solo pesce, di media grandezza. Quando lo vide, il negoziante disse: «Hai pescato solo quello? Non posso crederci!». Ma il pescatore lo tagliò in due, per mantenere la parola data, e si diresse verso casa.
Quando arrivò, la moglie del negoziante pulì la metà del pesce e gettò le interiora fuori dalla finestra di cucina. Sotto c'erano i figli, che si erano avvicinati per vedere come sarebbe andata a finire la faccenda. All'improvviso uno di essi si prese la testa fra le mani e si mise a piangere. Il fratello più grande vide le interiora del pesce per terra e pensò: Non vorrei che mio fratello sia stato colpito da qualche cosa di duro nascosto nell'intestino del pesce . Andò subito a controllare e... qualcosa di duro c'era proprio: due magnifiche perle, ma grosse come si vedono di rado! I ragazzi corsero dal padre a far vedere la loro scoperta. Il pescatore non era in grado di stimare il valore delle perle, ma poteva immaginarlo. Decise di regalarle al re del Paese, perché soltanto lui poteva usarle nel modo migliore. Il re ricambiò il dono con molto denaro, ma anche con bei vestiti e con una splendida casa.
Alla fine del mese, la fortuna, l'ingegno e l'opportunità tornarono sulla riva del fiume e questa volta videro una splendida casa al posto della misera capanna e il pescatore, la moglie, e i figli che indossavano bei vestiti. Insomma, tutto era cambiato e i tre vollero sapere come era successo. Il pescatore fu ben felice di raccontare loro come si era svolta e come si era conclusa la sua avventura.
Disse la fortuna all'ingegno: «Visto? Sono stata io a cambiargli la vita». Ma l'ingegno rispose: «II pescatore però si è dato da fare, sennò non sarebbe successo niente», e la lite ricominciò con rinnovato vigore. L'opportunità si mise le mani nei capelli e pensò fra sé: Non farò mai più l'arbitro fra due litiganti .
C'è ancora ...